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Visualizzazione post con etichetta film tratti da libri. Mostra tutti i post
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04/11/09

Party Monster (film) - 2003

Una bara paillettata rimane pur sempre una bara, anche se superfashion.
Party Monster conferma questa frase narrando la vicenda stramba ,assurda e glam di Michael Alig, organizzatore di superparty nella New York degli anni ottanta e novanta.
Partendo dal nulla diviene un'icona ,si contorna di altre icone (tra cui lo scrittore del libro da cui il film trae spunto , James St. James) , tutti "sbrilluccicosi" ma soprattutto strafatti di qualunque tipo di droga in commercio.
Inizia così un calvario fatto di croci e boa di piume di struzzo in cui feste e decadenza si alternano e fondono fino a lasciare totalmente spazio al degrado che il mancato controllo di sé porta.
La vicenda assume contorni addirittura macabri quando di capisce la fine di tutto...
Il film ha volontariamente le sembianze di una pellicola amatoriale in cui le inquadrature ricche di primi piani e molto movimentate se non tremolanti fanno pensare ad un tentativo da parte del regista di rendere l'idea di un personale coinvolgimento, anzi, forse vuole proprio evidenziare che la storia è raccontata con gli occhi di chi le cose le ha vissute sulla propria pelle ( la camera è l'occhio di James St. James).
Bellissime interpretazioni (Marylin Manson è troppo simpatico nel ruolo di Cristina!), bei costumi ,soundtrack da urlo ( da Money Success Fame Glamour di Felix da Housecat fino ai più conosciuti Scissor Sisters, non manca nulla).

Nella totalità ,un bel film: forse angosciante in parte ,svela quello che le droghe possono fare nonostante tutte le feste del mondo cerchino di esorcizzarne tutti gli effetti.

Quando si parla di un film forte, in tutti i sensi.
Il libro che ha ispirato il film si intitola Disco Bloodbath.

02/11/09

E morì con un falafel in mano (film) - 2001

E morì con un falafel in mano è un film non solo dal titolo strano ma anche dalla fama ambigua.
Dico ambigua perché ,nonostante un titolo bomba che può fare presagire solo una bomba filmica , in realtà si dimostra ,se non totalmente, almeno in parte deludente.
Tratto da un racconto di John Birmingam e portato sul grande chermo dal regista Richard Lowenstein (Cani nello spazio), il film sortisce con la morte inaspettata di un ex- drogato davanti alla tv con un falafel in mano; questi viene ritrovato senza vita dall'amico scrittore che, tentando inutilmente di mettere insieme un paio di righe in un'altra stanza ,e disturbato dal chiasso della tv, furibondo entra nel soggiorno e trova l'amico morto.
Inizia così un lungo flashback in cui il protagonista scrittore (Noah Taylor) ripercorre gli ultimi sei mesi di vita tra cambiamenti di casa, inquilini dediti a riti pagani, coppie che scoppiano ,truffe e polizia.
In pratica , la pellicola offre lo stereotipo dello scrittore con l'animo in subbuglio che cerca invano di creare l'opera del secolo imitando abitudini e stili di vita di altri guru della letteratura.
A parte questa caduta di stile nel riproporci un concetto trito e ritrito, si può apprezzare questo lavoro filmico per un concetto di fondo: non esiste nulla di più originale della vita.
Lo dimostra l'estro creativo che improvvisamente irrompe nella vita dello scrittore dopo una grande tragedia e dopo aver toccato con mano, disagi mentali ,sventure, droga, ambiguità sessuale, confusione sentimentale, naziskin, il tutto shekerato per benino in un cocktail che alla fin fine non risulta indigesto.
L'unico vero peccato risiede nella pessima abitudine che hanno molti registi e tema di montaggio nel fare trailer superscoppiettanti che propongono il mondo intero ,e sceneggiatori che hanno un unico lampo di genio quando formulano il titolo che poi propinano allo spettatore come biglietto da visita.
Quando si fa una promessa bisogna mantenerla.
Questo film lo fa solo in parte.

14/10/09

Correndo con le forbici in mano (film) - 2005

Correndo con le forbici in mano è un film del 2005 girato da Ryan Murphy e tratto dall'omonimo libro di Augustine Bourroughs, basato sulla sua vicenda personale.

Augustine è figlio di una donna con velleità poetiche affetta da disturbi mentali e manie di persecuzione , e un padre assente e alcolizzato ,costretto ad abbandonare il tetto coniugale in seguito alle crisi della moglie e all'imposizione da parte della stessa di una terapia di coppia presso lo psichiatra Finch, più squilibrato dei suoi pazienti.

Una serie di situazioni portaranno Augustine a vivere con la famiglia dello psichiatra , a ropportarsi con altre persone disturbate ma lucide e a scoprire che il desiderio di una vita normale è più forte di qualunque sorpresa...

Gli attori sono impeccabili: struggenti, folli, a volte divertenti (Brian Cox nei panni dello psichiatra è impagabile), guidati da una bella regia, una sceneggiatura con momenti di brillantezza tangibili e indentificabili, ed una fotografia da urlo (la scena degli oggetti di casa disposti ordinatamente sul prato del giardino è pura ARTE).

Interessante che una vicenda umana abbia così tanto da insegnare: che tutti hanno i propri punti deboli, i prori mostri con cui combattere ma quello che più può suonare strano , che in fondo ,ogni essere umano vuole regolarità; quasi uno sberleffo al nostrano Vasco che dice di volere una vita spericolata ma che ,vivendo in casa Finch potrebbe cambiare idea.

Bello, imprevedibile ,artisticamente pazzo, dalle forti rivelazioni, questo film merita il massimo ei voti, tanto più che corredato da una magnifica colonna sonora.
Ecco una delle canzoni più belle:



15/09/09

Ogni cosa è illuminata (film) - 2005

Ogni cosa illuminata è un film da apprezzare per i temi di spessore trattati e per i personaggi che sulla propria pelle hanno vissuto una tragedia tanto grade quanto quella del Nazismo;

per il resto mi aspettavo più peripezie, una trama meno lineare.
Ma non starò di certo a cavillare sulla vicenda, trattandosi infatti di una storia realmente accaduta e raccontanta nel libro.
La regia, molto delicata ,lascia ampio spazio al montaggio e alla fotografia ,notevole per certi suoi guizzi geniali che ci restituiscono un'immagina dell'Ucraina più solare e meno sovietica di quanto davvero non ci si immagini.
Attori superbi ,a partire dal bravo Eugene Hutz, paroliere e cantate dei Gogol Bordello (che in parte di occupano della colonna sonora) di cui si accerchia in una scena.
Colonna sonora di forte impatto sonoro ,a partire da How is End dei Devotchka.
Tenerissima l'anziana donna ucraina, vissuta sempre in campagna dai tempi della secondoa guerra mondiale ,che domanda con candore :"Ma la guerra è finita?".
Una frase che indica quanto per noi il passato sia lontano, ma quanti sia più che mai attuale per chi l'ha visto con i propri occhi e non solo tramite le fotografie.
Un bel film ,per ricordare un passato che deve continuare, seppur dolorasamente ,ad essere presente.

SCHEDA DEL FILM
Titolo Originale: EVERYTHING IS ILLUMINATED
Regia: Liev Schreiber
Interpreti: Elijah Wood, Eugene Hutz, Boris Leskin, Jonathan Safran Foer, Stephen Samudovsky, Zuzana Hodkova
Durata: h 1.42
Nazionalità: Usa 2005
Genere: commedia
Tratto dal libro "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer
Al cinema nel Novembre 2005





HOW IS END by DEVOTCHKA

06/09/09

La custode di mia sorella - film (2009)

La custode di mia sorella è un film delicato, sul quale dare un giudizio sarebbe in ogni caso azzardato.
Il tema trattato ,quello del cancro di una giovane ragazza ,è attualissimo nel suo porre problemi da natura etica, su più fronti.
La giovane Kate si scopre essere malata di leucemia a cinque anni: ha bisogno di midollo osseo, cellule staminali.
I genitori e il fratello non sono compatibili; rimane una sola soluzione: l'eugenetica, ovvero la generazione in provetta di un terzo figlio che sarà di certo un donatore compatibile.
I temi scottanti sono:
1- è giusto generare un altro figlio, geneticamente selezionato ,per aiutarne un altro?
2- una volta generato, il figlio capirà che la sua generazione è sia voluta che cercata?
3- è giusto l'accanimento terapeutico a discapito di terzi?
4-l'eutanasia; il punto si commenta da sè.
Il film è stato un azzardo: per le tematiche trattate sarebbe stato facile tacciarlo di banalit°; a mio avviso il film è stato intenso, per nulla banale: la verità è che in primis la cosa ci turba; la mallattia può colpire chiunque e senza una motivazioe valida; in secondo luogo la storia può sembrare già vista solo perchè il regista si è limitato semplicemente a raccontare quello che succede in una famiglia colpita da una tragedia così grande.
Si apprezza prima di tutto il coraggio del team e della produzione per aver proposto una pellicola così rischiosa; la regia e il montaggio sono delicati e lasciano molta libertà di movimento agli attori (spiccano la Vassilieva nel ruolo di Kate , la Diaz, sulla quale pochi avrebbero scommesso, e la piccola Abigail).
In sostanza, il film merita di essere visto; ma ,attenzione, è davvero commovente, a prescidere da qualunque critica o tecnica cinematografica.
Curiosità : il film è tratto da una storia vera raccontanta nel libro dal medesimo titolo.
Approfondimenti:
Il libro su Ibs
Il film su MyMovies
Critica del film su Cineblog
Critica del film su FilmUp

Scheda del film:
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Jeremy Leven, Nick Cassavetes
Attori: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Joan Cusack, Abigail Breslin, Jason Patric, Thomas Dekker, Sofia Vassilieva, David Thornton, Heather Wahlquist, Elizabeth Daily, Evan Ellingson, David Bortolucci, Chris Kinkade, Nicole Marie Lenz, Nina Barry
Fotografia: Caleb Deschanel
Montaggio: Alan Heim, James Flynn (III)
Musiche: Aaron Zigman
Produzione: Curmudgeon Films, Gran Via Productions, Mark Johnson Productions
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Paese: USA 2009
Uscita Cinema: 04/09/2009
Genere: Drammatico

20/08/09

La Duchessa (film) di Saul Dibb, 2008

La Duchessa (The Duchess - Biopic/Drammatico - Gran Bretagna, Francia, Italia 2008) Regia di Saul Dibb, con Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell, Simon McBurney, Aidan McArdle, John Shrapnel, Alistair Petrie, Patrick Godfrey, Michael Medwin, Justin Edwards, Richard McCabe, Calvin Dean, Hannah Stokely.
Durata: h 1.50
Nazionalità: Gran Bretagna 2008
Genere: storico

Una pellicola ben confezionata esteticamente ma con basi scarsamente solide nella sceneggiatura ,risulta essere il film “ la Duchessa”.
La storia parla di Georgiana Spencer (interpretata da una notevole Keira Knightley), duchessa del Devonshire e antenata della principessa Diana vissuta nel diciottesimo secolo in Inghilterra.
Sposa a 17 anni di William Cavendish( Ralph Finnes) si trasferisce a Londra dove stravagante, bella e intelligente, partecipa alla vita politica e di erige ad “Imperatrice della Moda” riuscendo a diventare un’ importante icona femminile nel tentativo di sfuggire all’infelicità coniugale che presto la coinvolge.

Tratto dalla biografia di Amanda Foreman intitolata “Giorgiana”e diretto dal regista Saul Dibb, il film si serve di scenografie e costumi (frutto della creatività di Michael O’ Connor) di tutto rispetto che cercano con l’eleganza e lo sfarzo di colmare alcuni vuoti lasciati dalla lentezza dello svolgersi delle azioni e da alcune interpretazioni emotivamente poco convincenti.
Evidente la ricerca del regista di parallelismi tra la Spencer settecentesca e quella dei giorni nostri, il film non centra il bersaglio, consegnando allo spettatore una vicenda dall’emotività gelida seppur esteticamente magnifica ,con un finale incompleto che lascia l’amaro in bocca.
Accolto senza entusiasmi da critica e pubblico al Festival Internazionale del Film a Roma , lascia un ritratto tiepido di una donna che rivoluzionò la figura femminile nel settecento.Godibile,certo, ma non un capolavoro.
Tradotto in parole blogghesche: due kiss per scenografia e intenzioni, e due pedate per regia e contenuto/sceneggiatura.
"Si può fare di più!".


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04/11/09

Party Monster (film) - 2003

Una bara paillettata rimane pur sempre una bara, anche se superfashion.
Party Monster conferma questa frase narrando la vicenda stramba ,assurda e glam di Michael Alig, organizzatore di superparty nella New York degli anni ottanta e novanta.
Partendo dal nulla diviene un'icona ,si contorna di altre icone (tra cui lo scrittore del libro da cui il film trae spunto , James St. James) , tutti "sbrilluccicosi" ma soprattutto strafatti di qualunque tipo di droga in commercio.
Inizia così un calvario fatto di croci e boa di piume di struzzo in cui feste e decadenza si alternano e fondono fino a lasciare totalmente spazio al degrado che il mancato controllo di sé porta.
La vicenda assume contorni addirittura macabri quando di capisce la fine di tutto...
Il film ha volontariamente le sembianze di una pellicola amatoriale in cui le inquadrature ricche di primi piani e molto movimentate se non tremolanti fanno pensare ad un tentativo da parte del regista di rendere l'idea di un personale coinvolgimento, anzi, forse vuole proprio evidenziare che la storia è raccontata con gli occhi di chi le cose le ha vissute sulla propria pelle ( la camera è l'occhio di James St. James).
Bellissime interpretazioni (Marylin Manson è troppo simpatico nel ruolo di Cristina!), bei costumi ,soundtrack da urlo ( da Money Success Fame Glamour di Felix da Housecat fino ai più conosciuti Scissor Sisters, non manca nulla).

Nella totalità ,un bel film: forse angosciante in parte ,svela quello che le droghe possono fare nonostante tutte le feste del mondo cerchino di esorcizzarne tutti gli effetti.

Quando si parla di un film forte, in tutti i sensi.
Il libro che ha ispirato il film si intitola Disco Bloodbath.

02/11/09

E morì con un falafel in mano (film) - 2001

E morì con un falafel in mano è un film non solo dal titolo strano ma anche dalla fama ambigua.
Dico ambigua perché ,nonostante un titolo bomba che può fare presagire solo una bomba filmica , in realtà si dimostra ,se non totalmente, almeno in parte deludente.
Tratto da un racconto di John Birmingam e portato sul grande chermo dal regista Richard Lowenstein (Cani nello spazio), il film sortisce con la morte inaspettata di un ex- drogato davanti alla tv con un falafel in mano; questi viene ritrovato senza vita dall'amico scrittore che, tentando inutilmente di mettere insieme un paio di righe in un'altra stanza ,e disturbato dal chiasso della tv, furibondo entra nel soggiorno e trova l'amico morto.
Inizia così un lungo flashback in cui il protagonista scrittore (Noah Taylor) ripercorre gli ultimi sei mesi di vita tra cambiamenti di casa, inquilini dediti a riti pagani, coppie che scoppiano ,truffe e polizia.
In pratica , la pellicola offre lo stereotipo dello scrittore con l'animo in subbuglio che cerca invano di creare l'opera del secolo imitando abitudini e stili di vita di altri guru della letteratura.
A parte questa caduta di stile nel riproporci un concetto trito e ritrito, si può apprezzare questo lavoro filmico per un concetto di fondo: non esiste nulla di più originale della vita.
Lo dimostra l'estro creativo che improvvisamente irrompe nella vita dello scrittore dopo una grande tragedia e dopo aver toccato con mano, disagi mentali ,sventure, droga, ambiguità sessuale, confusione sentimentale, naziskin, il tutto shekerato per benino in un cocktail che alla fin fine non risulta indigesto.
L'unico vero peccato risiede nella pessima abitudine che hanno molti registi e tema di montaggio nel fare trailer superscoppiettanti che propongono il mondo intero ,e sceneggiatori che hanno un unico lampo di genio quando formulano il titolo che poi propinano allo spettatore come biglietto da visita.
Quando si fa una promessa bisogna mantenerla.
Questo film lo fa solo in parte.

14/10/09

Correndo con le forbici in mano (film) - 2005

Correndo con le forbici in mano è un film del 2005 girato da Ryan Murphy e tratto dall'omonimo libro di Augustine Bourroughs, basato sulla sua vicenda personale.

Augustine è figlio di una donna con velleità poetiche affetta da disturbi mentali e manie di persecuzione , e un padre assente e alcolizzato ,costretto ad abbandonare il tetto coniugale in seguito alle crisi della moglie e all'imposizione da parte della stessa di una terapia di coppia presso lo psichiatra Finch, più squilibrato dei suoi pazienti.

Una serie di situazioni portaranno Augustine a vivere con la famiglia dello psichiatra , a ropportarsi con altre persone disturbate ma lucide e a scoprire che il desiderio di una vita normale è più forte di qualunque sorpresa...

Gli attori sono impeccabili: struggenti, folli, a volte divertenti (Brian Cox nei panni dello psichiatra è impagabile), guidati da una bella regia, una sceneggiatura con momenti di brillantezza tangibili e indentificabili, ed una fotografia da urlo (la scena degli oggetti di casa disposti ordinatamente sul prato del giardino è pura ARTE).

Interessante che una vicenda umana abbia così tanto da insegnare: che tutti hanno i propri punti deboli, i prori mostri con cui combattere ma quello che più può suonare strano , che in fondo ,ogni essere umano vuole regolarità; quasi uno sberleffo al nostrano Vasco che dice di volere una vita spericolata ma che ,vivendo in casa Finch potrebbe cambiare idea.

Bello, imprevedibile ,artisticamente pazzo, dalle forti rivelazioni, questo film merita il massimo ei voti, tanto più che corredato da una magnifica colonna sonora.
Ecco una delle canzoni più belle:



15/09/09

Ogni cosa è illuminata (film) - 2005

Ogni cosa illuminata è un film da apprezzare per i temi di spessore trattati e per i personaggi che sulla propria pelle hanno vissuto una tragedia tanto grade quanto quella del Nazismo;

per il resto mi aspettavo più peripezie, una trama meno lineare.
Ma non starò di certo a cavillare sulla vicenda, trattandosi infatti di una storia realmente accaduta e raccontanta nel libro.
La regia, molto delicata ,lascia ampio spazio al montaggio e alla fotografia ,notevole per certi suoi guizzi geniali che ci restituiscono un'immagina dell'Ucraina più solare e meno sovietica di quanto davvero non ci si immagini.
Attori superbi ,a partire dal bravo Eugene Hutz, paroliere e cantate dei Gogol Bordello (che in parte di occupano della colonna sonora) di cui si accerchia in una scena.
Colonna sonora di forte impatto sonoro ,a partire da How is End dei Devotchka.
Tenerissima l'anziana donna ucraina, vissuta sempre in campagna dai tempi della secondoa guerra mondiale ,che domanda con candore :"Ma la guerra è finita?".
Una frase che indica quanto per noi il passato sia lontano, ma quanti sia più che mai attuale per chi l'ha visto con i propri occhi e non solo tramite le fotografie.
Un bel film ,per ricordare un passato che deve continuare, seppur dolorasamente ,ad essere presente.

SCHEDA DEL FILM
Titolo Originale: EVERYTHING IS ILLUMINATED
Regia: Liev Schreiber
Interpreti: Elijah Wood, Eugene Hutz, Boris Leskin, Jonathan Safran Foer, Stephen Samudovsky, Zuzana Hodkova
Durata: h 1.42
Nazionalità: Usa 2005
Genere: commedia
Tratto dal libro "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer
Al cinema nel Novembre 2005





HOW IS END by DEVOTCHKA

06/09/09

La custode di mia sorella - film (2009)

La custode di mia sorella è un film delicato, sul quale dare un giudizio sarebbe in ogni caso azzardato.
Il tema trattato ,quello del cancro di una giovane ragazza ,è attualissimo nel suo porre problemi da natura etica, su più fronti.
La giovane Kate si scopre essere malata di leucemia a cinque anni: ha bisogno di midollo osseo, cellule staminali.
I genitori e il fratello non sono compatibili; rimane una sola soluzione: l'eugenetica, ovvero la generazione in provetta di un terzo figlio che sarà di certo un donatore compatibile.
I temi scottanti sono:
1- è giusto generare un altro figlio, geneticamente selezionato ,per aiutarne un altro?
2- una volta generato, il figlio capirà che la sua generazione è sia voluta che cercata?
3- è giusto l'accanimento terapeutico a discapito di terzi?
4-l'eutanasia; il punto si commenta da sè.
Il film è stato un azzardo: per le tematiche trattate sarebbe stato facile tacciarlo di banalit°; a mio avviso il film è stato intenso, per nulla banale: la verità è che in primis la cosa ci turba; la mallattia può colpire chiunque e senza una motivazioe valida; in secondo luogo la storia può sembrare già vista solo perchè il regista si è limitato semplicemente a raccontare quello che succede in una famiglia colpita da una tragedia così grande.
Si apprezza prima di tutto il coraggio del team e della produzione per aver proposto una pellicola così rischiosa; la regia e il montaggio sono delicati e lasciano molta libertà di movimento agli attori (spiccano la Vassilieva nel ruolo di Kate , la Diaz, sulla quale pochi avrebbero scommesso, e la piccola Abigail).
In sostanza, il film merita di essere visto; ma ,attenzione, è davvero commovente, a prescidere da qualunque critica o tecnica cinematografica.
Curiosità : il film è tratto da una storia vera raccontanta nel libro dal medesimo titolo.
Approfondimenti:
Il libro su Ibs
Il film su MyMovies
Critica del film su Cineblog
Critica del film su FilmUp

Scheda del film:
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Jeremy Leven, Nick Cassavetes
Attori: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Joan Cusack, Abigail Breslin, Jason Patric, Thomas Dekker, Sofia Vassilieva, David Thornton, Heather Wahlquist, Elizabeth Daily, Evan Ellingson, David Bortolucci, Chris Kinkade, Nicole Marie Lenz, Nina Barry
Fotografia: Caleb Deschanel
Montaggio: Alan Heim, James Flynn (III)
Musiche: Aaron Zigman
Produzione: Curmudgeon Films, Gran Via Productions, Mark Johnson Productions
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Paese: USA 2009
Uscita Cinema: 04/09/2009
Genere: Drammatico

20/08/09

La Duchessa (film) di Saul Dibb, 2008

La Duchessa (The Duchess - Biopic/Drammatico - Gran Bretagna, Francia, Italia 2008) Regia di Saul Dibb, con Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell, Simon McBurney, Aidan McArdle, John Shrapnel, Alistair Petrie, Patrick Godfrey, Michael Medwin, Justin Edwards, Richard McCabe, Calvin Dean, Hannah Stokely.
Durata: h 1.50
Nazionalità: Gran Bretagna 2008
Genere: storico

Una pellicola ben confezionata esteticamente ma con basi scarsamente solide nella sceneggiatura ,risulta essere il film “ la Duchessa”.
La storia parla di Georgiana Spencer (interpretata da una notevole Keira Knightley), duchessa del Devonshire e antenata della principessa Diana vissuta nel diciottesimo secolo in Inghilterra.
Sposa a 17 anni di William Cavendish( Ralph Finnes) si trasferisce a Londra dove stravagante, bella e intelligente, partecipa alla vita politica e di erige ad “Imperatrice della Moda” riuscendo a diventare un’ importante icona femminile nel tentativo di sfuggire all’infelicità coniugale che presto la coinvolge.

Tratto dalla biografia di Amanda Foreman intitolata “Giorgiana”e diretto dal regista Saul Dibb, il film si serve di scenografie e costumi (frutto della creatività di Michael O’ Connor) di tutto rispetto che cercano con l’eleganza e lo sfarzo di colmare alcuni vuoti lasciati dalla lentezza dello svolgersi delle azioni e da alcune interpretazioni emotivamente poco convincenti.
Evidente la ricerca del regista di parallelismi tra la Spencer settecentesca e quella dei giorni nostri, il film non centra il bersaglio, consegnando allo spettatore una vicenda dall’emotività gelida seppur esteticamente magnifica ,con un finale incompleto che lascia l’amaro in bocca.
Accolto senza entusiasmi da critica e pubblico al Festival Internazionale del Film a Roma , lascia un ritratto tiepido di una donna che rivoluzionò la figura femminile nel settecento.Godibile,certo, ma non un capolavoro.
Tradotto in parole blogghesche: due kiss per scenografia e intenzioni, e due pedate per regia e contenuto/sceneggiatura.
"Si può fare di più!".


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